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Le acque da bere non sono tutte uguali… PDF Email Visite: 2479

Le acque da bere non sono tutte ugualiPer chi soffre di piccoli disturbi della digestione, anche la scelta dell’acqua minerale può divenire cruciale

Le acque minerali si distinguono primariamente sulla base del residuo fisso, ovvero, del loro contenuto di sali minerali disciolti in un litro d’acqua, dopo evaporazione a secco a 180°C.

Le acque “minimamente mineralizzate” presentano un valore di residuo fisso inferiore a 50 mg/l; favoriscono la diuresi e possono facilitare l’espulsione di piccoli calcoli renali.

Le “oligominerali” si caratterizzano per un residuo fisso non superiore a 500 mg/l, mentre si classificano come “minerali” le acque che hanno un residuo che va dai 500 mg/l ai 1500 mg/l.

Queste ultime contengono una percentuale consistente di sali, utili in chi per diverse ragioni ha necessità di integrarli, in particolare gli sportivi. Le acque “minerali” non dovrebbero essere bevute in quantità eccessive, ma è consigliabile alternare il loro consumo con quello di un’acqua oligominerale.

Infine, le acque “ricche in sali minerali” mostrano un residuo fisso superiore a 1500 mg/l; si usano specificamente a scopo terapeutico, su consiglio medico.

Un’acqua si identifica come solfata in relazione alla sua composizione salina, ovvero, quando i livelli di solfato superano i 200 mg/l. Questa tipologia di acqua, tuttavia, tende a presentare un gusto lievemente amaro ed effettivamente poco gradevole, allorchè la concentrazione di solfati diviene superiore ai 250 mg/l.

Non tutte le acque solfate sono, però, da considerarsi potabili; si fa risalire generalmente a 500 mg/l il carico di solfati tollerabile per un adulto, giacchè per quantitativi superiori è più frequente riscontrare irritazioni gastrointestinali, effetti lassativi o disidratazione. Così, per prassi si raccomanda, anche, di evitare le acque solfate terapeutiche, caratterizzate da contrazioni di solfati oltre i 250 mg/l, senza aver prima consultato il medico.

Come per quasi tutti gli altri tipi di acqua, è davvero difficile trovare in natura acque solfate allo stato puro; nella quasi totalità delle sorgenti è, difatti, riscontrabile oltre ai solfati, la presenza di altri elementi, come bicarbonato, calcio, magnesio, cloro, ferro, sodio. Per questa ragione, potremmo imbatterci in differenti qualità di acque, quali solfato-bicarbonate oppure solfato-calciche o solfato-magnesiache, solfato-florurate, solfato-ferruginose, solfato-clorurate. Le più comuni acque solfate sono, però, quelle in combinazione con i bicarbonati.

È provato che in coloro che presentano difficoltà digestive, può essere utile la scelta ed il consumo di un’acqua bicarbonata o solfata o di tipo bicarbonato-solfata. Il bicarbonato ed il solfato, aiutano entrambi la digestione, poiché modulano le secrezioni gastriche, biliari e pancreatiche, oltre a favorire l’azione degli enzimi digestivi, intervenendo sul pH dell’ambiente gastrointestinale. Le acque solfate, specie se in combinazione con quantitativi ottimali di bicarbonato, calcio e magnesio, esercitano un’azione trofica, antitossica e metabolica sul parenchima epatico, a livello della colecisti e delle vie biliari. È da tempo dimostrato l’effetto delle acque solfate nel determinare variazioni di tipo qualitativo e quantitativo a carico del succo gastrico e duodenale, nel favorire lo svuotamento ed un aumento della velocità di progressione del contenuto del tubo digerente, nel regolare i valori di acidità. L’aumento della motilità e secrezione gastrica e la riduzione del tempo di svuotamento dipendono probabilmente, anche, dalla stimolazione di enterormoni, quali colecistochinina e gastrina.

A livello intestinale, poi, le acque solfate possono agevolare i processi di assorbimento. Le acque da bere non sono tutte uguali2Lo stimolo sulle secrezioni gastriche, biliari e pancreatiche, l’azione eucinetica sul tubo digerente e l’azione trofica sulle mucose contribuiscono al miglioramento della funzione digestiva e conseguentemente assimilativa dei nutrienti. Alcuni tipi di acque minerali solfate vengono utilizzate con ottimi risultati anche nei casi di colite spastica ed alvo alterno. Inoltre, a seconda della concentrazione di magnesio, il quale stimola in maniera importante la peristalsi, queste acque possono risultare lievemente lassative e purgative. Le acque solfato-magnesiache, potrebbero, tuttavia, interferire con l’assorbimento di alcuni minerali e del calcio in particolare e sono, pertanto, da ritenersi sconsigliate durante la crescita ed il periodo post-menopausale. Alcuni studi hanno evidenziato l’azione fortemente eccito-secretrice delle acque solfate, il che, le rende mal tollerate dai pazienti portatori di ulcere gastroduodenali o di gastropatie ipersecretive; sono, invece, indicate nelle insufficienze digestive, caratterizzate da iposecrezione ed ipomotilità gastrica, con o senza componente spastica.

Oltre a ciò, sembra che, in alcuni soggetti, l’acqua con elevata presenza di solfati possa provocare, comunque, irritazioni gastroenteriche, diarrea e sintomi di disidratazione.

D’altra parte, le acque più indicate a stimolare la digestione, se bevute durante pasti abbondanti e su base proteica, sono senz’altro le bicarbonate, aventi dunque un tenore dei bicarbonati maggiore di 600 mg/l. A digiuno, queste medesime acque inibiscono le secrezioni gastriche e possono tornare utili, anche, in chi soffre di acidità, gastriti ed ulcera peptica. Infine, non bisogna tralasciare le acque minerali “effervescenti”, che si caratterizzano per la presenza al loro interno di anidride carbonica (o CO2) e che possono sgorgare “gasate” direttamente dalla fonte oppure essere create artificialmente, aggiungendo biossido di carbonio (CO2 o E290).

Le “effervescenti naturali” rappresentano, un numero irrisorio nel panorama delle acque minerali presenti sul mercato; si tratta per lo più di acque mediamente o fortemente mineralizzate, in cui l’anidride carbonica è già “naturalmente” presente alla sorgente, in quantità superiore a 250 mg/l. Maggiore è il contenuto in biossido di carbonio nelle acque minerali, minore sarà il loro valore di pH e pertanto maggiore la loro acidità. Le acque effervescenti, naturali o artificiali, presentano la peculiarità di essere molto sicure da un punto di vista igienico, in quanto l’anidride carbonica presente, svolge un’intensa azione batteriostatica. L’acqua gasata, tuttavia, stimola la secrezione gastrica e per questa ragione, il suo consumo potrebbe giovare in coloro che presentano una “digestione rallentata”, mentre, dovrebbe essere evitato da coloro che soffrono di acidità gastrica, gastrite ed ulcera peptica.

La più nota ed evidente azione dell’acqua resta certamente quella di aumentare la diuresi; il consiglio è di berne all’incirca otto bicchieri al giorno, ma in verità, la frequenza di assunzione, il tipo di acqua ed il quantitativo da consumare, varia notevolmente per i singoli e tra gruppi, in base alle attività fisiche svolte ed al differente stato di salute.

DrRobertaMadonnaA cura di:
Dott.ssa Roberta Madonna
Biologo Nutrizionista e Specialista in Biochimica Clinica

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STUDIO NUTRIZIONISTICO
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