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Agricoltura biologica il cambiamento epocale PDF Email Visite: 658

Agricoltura BiologicaLa risposta globale al riscaldamento globale

"La crescita della temperatura deve essere bloccata ben al di sotto dei 2 gradi rispetto all'era preindustriale e si deve fare tutto lo sforzo possibile per non superare 1,5 gradi” questo l’obiettivo contenuto nel testo del dell’Accordo di Parigi, sottoscritto da 195 Paesi in occasione della Cop21 sul clima, in cui si sono impegnati in modo ridurre legalmente vincolante a contenere le emissioni serra.

FederBio, la federazione interprofessionale che rappresenta l’intero settore del biologico, assieme a Kyoto Club, l'organizzazione non profit costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, hanno affrontato il tema della relazione tra agricoltura e cambiamenti climatici durante il convegno “Agricoltura biologica: la risposta globale al riscaldamento globale”, tenutosi a SANA, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale.

"Lavoriamo per promuovere l'agricoltura biologica come modello agricolo e alimentare per il futuro dell'agricoltura, anzitutto italiana. – ha spiegato Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio - In un momento in cui anche il mercato sta inequivocabilmente dimostrando che i cittadini vogliono un'agricoltura senza OGM e pesticidi, capace di tutelare acqua, suolo e biodiversità è necessario attuare un grande progetto di conversione al biologico che dia risposte anche al tema della lotta ai cambiamenti climatici. L'Italia, proprio per la sua vocazione al biologico e la sua leadership in questo settore, deve guidare questo cambiamento epocale verso un modello agricolo capace di contribuire concretamente agli obiettivi fissati dalla conferenza di Parigi."

“Le relazioni tra agricoltura e cambiamenti climatici sono estremamente complesse. Da una parte l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni di gas-serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), alla radice dei cambiamenti climatici in atto. – ha evidenziato Lorenzo Ciccarese, ricercatore ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - Secondo la FAO, le emissioni agricole di produzione vegetale e animale ammontano a 5,3 miliardi di tonnellate di CO2, pari all’14,6% del totale delle emissioni legate alla combustione delle fonti fossili di energia. Anche in Italia, il comparto agricolo è un emettitore netto di gas-serra e contribuisce per circa il 7% alle emissioni totali nazionali. Tuttavia l’agricoltura, grazie all’attività fotosintetica delle piante presenti sulle colture, sui prati e sui pascoli, può avere un ruolo significativo nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici se fossero implementate quelle pratiche agricole, come una migliore gestione dei suoli, delle risaie (fonti di metano), degli animali e delle loro deiezioni, dell’irrigazione, il recupero dei suoli organici) che portano a una riduzione delle emissioni di gas-serra, alla produzione di bioenergia in sostituzione delle fonti fossili e di sequestro di carbonio nel suolo e nella biomassa.

In questo contesto l’agricoltura bio ha un ruolo rilevante: secondo il Rodale Institute l’agricoltura bio usa il 45% in meno di energia rispetto a quella convenzionale e fa un uso più efficiente dell’energia; i sistemi agricoli convenzionali producono il 40% in più di gas-serra; i suoli bio hanno una funzione di carbon sink, che è mediamente quantificabile in 0,5 tonnellate per ettaro l’anno. In questo senso l’agricoltura biologica offre agli agricoltori opzioni significative sia nelle politiche di mitigazione sia di adattamenti ai cambiamenti climatici”.

A conclusione Hans Herren, Presidente e CEO del Millennium Institute, Presidente di Biovision, vincitore del World Food Prize 1995: “I dati sulla relazione tra agricoltura biologica e riscaldamento globale ci forniscono una valida motivazione per incrementare il bio, l’agricoltura rigenerativa e l’agroecologia includendo in questa conversione sostenibile e più in generale nel dibattito sull’agricoltura biologica anche i decision makers. E’necessario che l’agricoltura del futuro e le politiche alimentari siano coerenti con le evidenze scientifiche”.