Seguici sui social più usati    facebook like facebook google plus google communities youtube twitter linkedin       
La dieta a basso indice glicemico PDF Email Visite: 3398

RobertaMadonnaFormulata, inizialmente, per aiutare i pazienti diabetici a controllare i loro livelli glicemici, la dieta improntata sull’Indice Glicemico (IG) degli alimenti e sulla valutazione del Carico Glicemico complessivo, si è fatta, successivamente, strada come strumento efficace per il controllo del peso corporeo.

Ogni alimento possiede la capacità intrinseca di variare il valore della Glicemia e l’IG rappresenta, proprio, la velocità con cui tende ad aumentare la concentrazione di glucosio nel sangue, in seguito all’assunzione di un cibo.

Il Carico Glicemico, di cui il professionista della Nutrizione tiene conto nella pianificazione di un regime dietetico è, invece, un parametro complementare, che si ottiene stimando per un determinato alimento, la qualità dei carboidrati presenti e la loro quantità effettiva. In definitiva, l'IG tende ad indicare il potenziale glicemizzante di un alimento, ovvero, la sua capacità di influenzare e stimolare una risposta insulinica. Tanto maggiore è l’IG di un cibo, più veloce sarà l’entrata dei glucidi a livello del flusso ematico e la consequenziale impennata dei livelli di insulina.

L’azione principale dell’insulina è quella di ridurre la concentrazione del glucosio presente nel sangue, distribuendolo alle cellule del nostro organismo. Da un punto di vista biochimico, in questa cascata di eventi, può, talvolta, accadere che la repentina riduzione del tasso ematico di glucosio, da parte dell’ormone, si possa rendere responsabile, anche, di una nuova e piuttosto rapida sensazione di appetito; in più, essendo l'insulina un ormone anabolico, un suo eccesso può influire positivamente sulla crescita del tessuto adiposo, attraverso l’induzione della conversione dei glucidi in lipidi. Da quanto detto, emerge, dunque, che più basso è l'IG di un cibo, più è contenuta la relativa secrezione insulinica e minore sarà la probabilità che i carboidrati consumati vengano convertiti in grassi. Così, i cibi a basso IG risultano, persino, determinanti nel produrre sensazioni di sazietà più durature, aspetto questo estremamente importante, poiché si attenua il bisogno di alimentarsi tra un pasto e l'altro. Sembra, inoltre, che l’eccesso di insulina in circolo sia anche in grado di predisporre l’organismo ad uno stato di flogosi, attraverso la produzione di numerosi mediatori dell’infiammazione (citochine pro-infiammatorie) e tutto ciò, diviene particolarmente importante per i soggetti diabetici, gli sportivi, le gestanti o le persone in sovrappeso.

È prassi assegnare ad ogni alimento uno specifico valore di IG, compreso tra 1 e 100, dove 100 è il punteggio di riferimento per il glucosio. Cibi ad alto Indice Glicemico (IG superiore a 70), sono, ad esempio, lo zucchero bianco da tavola, le farine raffinate, il riso bianco, le patate o il pane bianco, mentre alimenti a IG più moderato (per valori di IG inferiori a 55) sono i cereali integrali, i legumi o frutti come le mele, le pere, l’arancia, il pompelmo, l’ananas. I cereali a chicco intero e le farine da essi ricavate hanno un IG minore, in confronto ai corrispettivi raffinati e sarebbero, pertanto, da prediligere nell’ottica di una dieta che voglia contenere l’Indice Glicemico. Detto questo, è bene sottolineare che il potenziale glicemizzante di un cibo può essere condizionato da diversi fattori, ovvero, dalla quantità e qualità degli zuccheri presenti, da eventuali manipolazioni tecnologiche ed industriali subite, dalla cottura e dalle modalità di preparazione, nonché dalle interazioni con fibre, grassi e proteine, giacché la presenza di questi ultimi tende a rallentare e modulare i tempi di assorbimento intestinale. Inoltre, la risposta glicemica agli alimenti può essere determinata, anche, da fattori strettamente “individuali”; diversi soggetti che assumono uno stesso alimento, nella stessa quantità e nelle stesse condizioni, possono presentare, comunque, risposte significativamente differenti.

Per linee generali, si evince che dopo un pasto a base di soli alimenti ad alto IG (e complessivo carico glicemico elevato), la glicemia tende a salire di più e più in fretta, la secrezione insulinica diviene più marcata e persino, l’effetto saziante si dimostra essere molto effimero. Ne deriva che solo la messa a punto di opportuni accorgimenti dietetici, come ad esempio, la limitazione dei cibi raffinati (ricchi di zuccheri semplici e poveri di fibre), l’utilizzo prevalente di carboidrati integrali ed alimenti ricchi di fibre, la scelta di cibi a basso IG, l’abbinamento di grassi, fibre, proteine e carboidrati in proporzione idonea, può contribuire a modulare l’attività ormonale dell’insulina. In questo contesto, una dieta a basso Indice Glicemico, abbinata ad un regolare esercizio fisico, sembra capace di migliorare la resistenza insulinica e di contribuire, al contempo, alla normalizzazione della pressione arteriosa, alla diminuzione dei Trigliceridi ematici ed all’innalzamento dei livelli di Colesterolo “buono” o HDL.

RobertaMadonna

 

 

Roberta Madonna
Biologo Nutrizionista
Specialista in Biochimica Clinica