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Le lesioni legamentose del ginocchio non fanno più paura! PDF Email Visite: 184
Domenica 09 Settembre 2018 14:44

lesioni legamentoseIntervista al Dott. Carlo Massoni

di Samira Solimeno

 

Negli ultimi venti anni le lesioni legamentose del ginocchio hanno subito un notevole incremento a causa dell’estrema diffusione delle attività sportive tradizionali e per l’introduzione di nuove discipline ad alto impatto sulle articolazioni come ad esempio il “Parkour” o tutti quegli sport definiti “estremi”. Lo sportivo amatoriale, che notoriamente non si sottopone ad una idonea preparazione atletica, resta comunque il soggetto più esposto al rischio di infortuni con lesione delle strutture capsulari e legamentose del ginocchio. Inoltre queste tendono ad essere sempre più “complesse” ossia coinvolgere contemporaneamente più di una struttura articolare e legamentosa.

Chiediamo al dott. Carlo Massoni, chirurgo ortopedico, quali sono le principali strutture legamentose del ginocchio e la loro funzione.

La stabilità del ginocchio è garantita dall’integrità delle strutture capsulo-legamentose (stabilità passiva) nonché dalla tensione delle strutture muscolo-tendinee inserite in prossimità dell’articolazione stessa (stabilità attiva). Le strutture capsulo-legamentose e quelle muscolo-tendinee comprendono: Il pilone centrale, formato dal legamento crociato anteriore e dal legamento crociato posteriore; il compartimento interno, costituito dal legamento collaterale mediale, dal legamento obliquo posteriore, dal tendine del muscolo semimembranoso e dal menisco mediale; il compartimento laterale formato dal legamento collaterale laterale, dal legamento capsulare antero laterale dai tendini del muscolo popliteo, bicipite femorale e dal menisco laterale.lesioni legamentose 2

Tra queste strutture anatomiche così importanti per la stabilità del ginocchio, quali sono quelle che vengono principalmente coinvolte durante un infortunio sportivo?

Le strutture anatomiche che possono essere lesionate per un infortunio sportivo dipendono dal tipo di sollecitazione che interessa il ginocchio. Ad esempio una sollecitazione in valgo con il ginocchio flesso e in rotazione esterna può provocare la rottura del legamento crociato anteriore, del legamento collaterale mediale e del menisco interno. Una sollecitazione in varo con ginocchio flesso provoca principalmente la lesione del legamento crociato anteriore. Invece i traumi distorsivi in varo-valgo a ginocchio esteso provocano rispettivamente la lesione del legamento collaterale laterale, del legamento crociato anteriore, del legamento crociato posteriore e del legamento collaterale mediale. Il legamento crociato anteriore è comunque lo stabilizzatore del ginocchio che più di frequente viene lesionato durante le attività sportive ad alto impatto articolare.

Quali sono sintomi che presentano questi pazienti?

La sintomatologia è estremamente eterogenea soprattutto in relazione al coinvolgimento di una o più strutture anatomiche. I pazienti lamentano principalmente episodi di cedimento articolare del ginocchio, dolore diffuso ed idrarti recidivanti. L’esame clinico, condotto attraverso dei test specifici, permette di evidenziare bene sia il tipo di instabilità che le limitazioni articolari del ginocchio. La risonanza magnetica permette poi di confermare il sospetto clinico e valutare le concomitanti lesioni articolari.

lesioni legamentose 3Quali sono i trattamenti appropriati in questi pazienti?

L’intervento chirurgico di ricostruzione legamentosa è indicato soprattutto prima dei 50 anni, per prevenire la degenerazione artrosica, e per tutti gli sportivi che praticano discipline ove sia necessario un movimento combinato di cambio direzione e velocità. Le moderne procedure artroscopiche permettono di affrontare in maniera efficace non solo le ricostruzioni legamentose singole come nel caso di una rottura isolata del legamento crociato anteriore o posteriore ma, anche lesioni legamentose complesse, con gravi instabilità articolari. Il legamento lesionato si ricostruisce prelevando un tendine del paziente da una sede limitrofa della stessa articolazione oppure, nel caso di lesioni legamentose complesse, utilizzando dei trapianti omologhi forniti dalle numerose Banche dei tessuti presenti sul territorio nazionale.

Quali sono i tempi di recupero dopo un intervento di ricostruzione legamentosa del ginocchio?

Negli ultimi anni si stanno affermando strategie di recupero post-operatorio sempre più efficaci, che permettono un ritorno all’attività sportiva a livello pre-lesionale ad un numero sempre maggiore di persone. Affichè si realizzi una valida integrazione del neolegamento si devono comunque rispettare delle tempistiche biologiche ben precise. Il processo di rimodellamento e “ligamentizzazione” del trapianto si conclude dopo circa un anno dall’intervento ma già dopo sei mesi si può considerare la sua integrazione nella sede d’impianto completa e perciò si può concedere la ripresa dell’attività sportiva agonistica. I dati presenti in letteratura ci dimostrano che se si rispetta questa tempistica il successo della procedura ricostruttiva si realizza nella stragrande maggioranza dei pazienti trattati. Possiamo quindi ben affermare che oggi le lesioni legamentose del ginocchio non fanno più paura!lesioni legamentose

Quali sono le correnti strategie di prevenzione di questi infortuni sportivi?

Il rischio d’infortunio si riduce drasticamente nei soggetti che sono stati sottoposti ad una adeguata preparazione atletica. Questa preparazione migliora la capacità individuale di attivare contemporaneamente i muscoli agonisti-antagonisti in co-contrazione protettiva durante il sovraccarico articolare. Inoltre sono fondamentali i programmi di correzione posturale e “stretching”, necessari a stabilire un corretto passaggio del carico tra le varie unità muscolo-scheletriche.

Il riequilibrio del cosiddetto “CORE”, ossia dell’insieme dei i muscoli del tronco e del bacino, permette di evitare che il sovraccarico funzionale si concentri su di una singola articolazione superando la resistenza dei suoi stabilizzatori legamentosi. Questo lavoro di riequilibrio si ottiene migliorando sia il tono che l’elasticità dei muscoli flesso-estensori dell’anca, responsabili dell’antiversione e della retroversione del bacino.

 

 

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dott. MassoniDott. Carlo Massoni

Chirurgo ortopedico

Consulente presso:

Casa di Cura Pio XI, Roma

“Rugani” Hospital, Siena

Clinica Mediterranea, Napoli

Cell: 338 7100156

www.cartilaginearticolare.it