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Il Rosa, storia di un colore stereotipato PDF Email Visite: 254

Edith Piaf la vie en rosedi Samira Solimeno

“Quand il me prend dans ses bras, il me parle tout bas, je vois la vie en rose
Era il 1945 quando Edith Piaf scrisse questa iconica canzone, contribuendo ad associare il colore rosa alla femminilità. 

Il rosa non è stato accostato alle donne fino alla seconda metà del ‘900. Sembra assurdo perché siamo abituati a questa opposizione di genere fin dalla nascita: fiocchi, palloncini, confetti, vestiti.

La demarcazione è così forte che quando non siamo sicuri del sesso biologico di un bambino, tendiamo a comprare abitini gialli o di colori neutri, in modo da andare sul sicuro.
Il colore rosa prende il nome dall’omonimo fiore, e stando a recenti studi, è il colore biologico più antico del mondo, risalendo a 100 milioni di anni fa. Il Fit di New York gli ha dedicato una mostra (fino il 15 Gennaio ), Pink: The History of a Punk, Pretty, Powerful Color, in cui si esplora la potenza del colore.

First Lady Mamie Eisenhower

In Occidente, il rosa venne introdotto nell’abbigliamento per bambini durante il diciannovesimo secolo (precedentemente il colore più comune, per ragioni pratiche, era il bianco).
Tuttavia, fino ai primi decenni del ventesimo secolo, l’associazione di genere era opposta a quella che conosciamo: il rosa era accostato ai bambini, perché più vicino al rosso, il colore della virilità; il blu, alle bambine, perché richiamava il velo della Vergine Maria.

Le cose cambiarono negli anni ’30, quando nei campi di concentramento nazisti gli uomini omosessuali vennero marchiati con un triangolo rosa sugli indumenti.
Il rosa divenne gradualmente il colore femminile soprattutto a partire dagli anni ’50, quando la First Lady Mamie Eisenhower iniziò ad indossarlo in pubblico.

Versace Jay GatsbyNel 1957 Stanley Donen dedica un intero numero musicale al rosa nel suo film Funny Face.

Due anni più tardi appare per la prima volta Barbara Millicent Roberts, la bambola più venduta al mondo, associata fin dall’inizio al rosa, grazie al suo celebre logo.
Nonostante la seconda ondata di femminismo che aveva boicottato il colore, perché troppo associato alla passività dell’infanzia, negli anni ’80, quando John Hughes realizzava Bella in rosa, maturarono definitivamente gli stereotipi di genere.

Oggi, grazie all’industria della moda, e ad alcuni personaggi fittizi come Jay Gatsby e Barbapapà, il rosa sta lentamente ripopolando gli armadi maschili.

 


 

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