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    Milano, Primavera-Estate 2019: dialogo sull’eleganza tra passato e futuro PDF Email Visite: 184
    Venerdì 19 Ottobre 2018 00:00

    pradadi Samira Solimeno

    Nonostante la pesante assenza di Gucci, che in via eccezionale ha sostituito Parigi a Milano, e malgrado l’assenza di Bottega Veneta, privata del suo direttore creativo dopo diciassette anni, la settimana della moda milanese ha prodotto dei buoni risultati.

    Osannata dai buyer e dalla stampa internazionale, la collezione di Prada può essere eletta a modello delle sfilate milanesi.

    fendiLa signora Prada ha mixato il gusto borghese con lo stile psichedelico, accostando maxi occhiali a mosca e stampe eccentriche a cerchietti, gonne svasate, borse a mano e mary-jane.
    Diversa l’eleganza di Fendi quasi sportiva, caratterizzata da molti accessori in pelle e pvc e da toni bianchi accostati a colori terrosi.

    La calma monocramatica e monotona della collezione dai toni acquatici di Giorgio Armani, ha fatto da contraltare al caotico mega show di Emporio Armani, svoltosi all’aeroporto di Milano.
    Un grande show anche quello tenutosi alla Scala in occasione della seconda edizione dei Green Carpet Fashion Awards, che ha visto premiati, tra gli altri, Pierpaolo Piccioi di Valentino, Renzo Rosso, Diego della Valle e gli artigiani della maison Ferragamo.
    Due le sfilate celebrative: quella di Etro per i suoi 50 anni e quella di Missoni per i 65 anni di attività.

    mfwAlla vigilia dell’annuncio della cessione di Versace a Micheal Kors, il marchio della medusa ha presentato invece una collezione molto confusa. Visto il caos generato dall’affare, è lecito chiedersi se tale confusione fosse voluta o meno.

    Sia Max Mara che Marni hanno attinto dall’antica Grecia. La prima con una collezione business, sui toni neutri, sul marrone e sul giallo.
    moschinoLa seconda tentando di coniugare l’antico con la contemporaneità.
    Nel discorso sul contemporaneo si inserisce anche la sfilata di Moschino.

    In quest’era sempre più frenetica e digitale cosa succede se la collezione non è terminata? A questo quesito ha risposto ironicamente il direttore creativo Jeremy Scott, presentando gli abiti come bozzetti di carta.

    Nel complesso le sfilate milanesi hanno esplorato un nuovo tipo di eleganza attraverso la lezione del passato, dimostrando ancora una volta la forte capacità italiana di rielaborazione dell’ereditarietà.

     

     


     

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